IL RILANCIO DI VILLA PARADISO (da Corriere della Sera)

IL RILANCIO DI VILLA PARADISO (da Corriere della Sera)

Il rilancio di Villa Paradiso: venduto all’asta il campo da golf

La struttura di Cornate d’Adda ai fratelli Colombo. «Investire nello sport anche durante la pandemia»

Il Covid è stato (ed è) un flagello per chi lavora nel tempo libero e nel turismo. Con qualche eccezione. In Inghilterra, per esempio, sono stati 20 mila i nuovi scritti alla Federazione golf e i giri (18 buche) sono aumentati nel 2020 del 60% rispetto al 2019. Negli Stati Uniti i giri di golf sono cresciuti del 35% e la vendita di attrezzature del 58. In Italia non è andata esattamente così. Molti circoli sono in sofferenza (come più o meno tutti gli impianti sportivi) nonostante il golf si pratichi all’ aperto e col distanziamento garantito anche per ragioni di sicurezza (essere colpiti da una pallina non è piacevole).
Ma anche in Italia c’ è chi, invece di tagliare in attesa di tempi migliori, investe.
I fratelli Colombo, Felice – proprietario del Milan ai tempi di Gianni Rivera – Angelo e Carlo sono legati al golf da anni. Il primo passo l’ ingresso nella proprietà del Golf Brianza Country Club, 18 buche a Usmate, poi la costruzione delle 9 buche dell’ Antico Borgo di Camuzzago a Bellusco, infine il pezzo pregiato della collezione, Villa Paradiso a Cornate d’ Adda, 18 buche da campionato più 9 executive rilevato a fine 2020 all’ asta per 3,2 milioni di euro. Una follia?
Dipende. «Ho investito nel golf perché sono appassionato e credo in questo sport – spiega Felice Colombo -. Per me il tempo libero è solo sport, e intendo sport praticato, anche male per carità. Vengo dal calcio e dal tennis: oggi posso dire che il golf è uno sport per tutti, che fa bene alla salute e alla testa. Ed è sicuro, un dettaglio che in questi tempi complicati non mi sembra di secondo piano.
Sugli 80 ettari di Villa Paradiso, i Colombo hanno già investito 2 milioni per la manutenzione e le infrastrutture di un campo che potrebbe tranquillamente ospitare gare di altissimo livello. I dipendenti sono 13, 3 i maestri e 400 i soci, destinati ad aumentare con il cambio di proprietà. In totale, i tre campi danno lavoro a 31 persone, 8 maestri e organizzano, complessivamente, 300 gare l’ anno. Non è possibile paragonare il movimento golfistico britannico e americano al nostro, è però vero che la pratica del golf in Italia potrebbe avere un grande sviluppo. Il golf non è solo uno sport, è turismo e muove un indotto importante. In Spagna lo hanno capito 40 anni fa, in Italia potrebbe succedere qualcosa di simile con la Ryder Cup del 2023 a Roma. Soprattutto se altri imprenditori seguiranno l’ esempio dei fratelli Colombo.
DOMENICO CALCAGNO (Corriere della Sera, 18 Febbraio 2021)